Le feste al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata

Le feste al Santuario di San Gabriele dell'Addolorata

La Settimana Santa in Abruzzo, porta con sé una serie di tradizioni religiose e popolari, dal rito della visita ai Sepolcri ai canti della Passione, dal digiuno delle quarant’ore alla benedizione del cibo, dalle processioni di Cristo Morto alla “Madonna che Scappa” (Sulmona).

Se vi trovate nella Valle del Vomano, però, potreste fare una capatina ad Isola del Gran Sasso, al Santuario di San Gabriele. Il complesso, l’antica basilica ed il nuovo santuario (consacrato recentemente da un delegato di Papa Francesco), accoglie pellegrini in numero elevatissimo durante tutto l’anno ma, per gli abruzzesi che vivono nei paesi limitrofi, non serve aspettare il giorno di festa per andare a far visita al patrono della regione. Una qualunque domenica o un giorno di ferie, se si decide di andare a San Capriel, diventa speciale, una gita fuori porta in famiglia o con gli amici.

Le feste al Santuario di San Gabriele dell'Addolorata

Il Santuario di San Gabriele, da queste parti, è il luogo di culto per eccellenza: la messa della notte di Natale o quella di Pasqua, la Domenica delle Palme, la benedizione agli studenti cento giorni prima degli esami di maturità ma anche una semplice confessione o la messa domenicale, qui, assumono quasi un valore più solenne, nell’immaginario collettivo di chi conosce e frequenta questo luogo. Ad esempio, volendo evitare folle oceaniche e godere della pace e della maestosità dello scenario, basta scegliere un giorno qualunque della settimana, magari un’ora “scomoda”, nel primo pomeriggio o la mattina presto, e ci si troverà davvero “ad un passo dal cielo”.

Per godere appieno della cornice naturalistica del santuario, potete evitare l’autostrada e preferire “la strada vecchia” che, salendo da Basciano o provenendo da Montorio, si inerpica tra colline, montagna, piccoli borghi e frazioni, fino ad Isola del Gran Sasso, offrendo paesaggi davvero suggestivi: non solo scorci naturalistici ma anche antiche chiese (San Giovanni ad Insulam è visibile sulla destra, poco più avanti a sinistra si può deviare verso Santa Maria di Ronzano) e vecchie abitazioni in pietra o in fango (le antiche “pinciare”).

Attraversato il paese di Isola del Gran Sasso, il Santuario si offre alla vista alla fine di un ampio viale alberato, quasi ad accogliere i visitatori. Davanti appare l’imponente mole dell’edificio più recente, dall’architettura moderna, che richiama nelle forme una grande Arca di Noè.

Nei giorni feriali, però, le funzioni religiose si tengono nella “vecchia” Basilica, più piccola e raccolta, addossata al complesso conventuale dei Padri Passionisti. La Basilica risale all’ottocento, è decorata da quadri e affreschi ispirati alla figura di San Gabriele dell’Addolorata, i cui resti erano originariamente custoditi all’interno, in uno spazio ancora visibile, sulla destra della navata centrale e costituisce un esempio di come la devozione popolare possa contribuire a realizzare grandi opere. Sulla navata destra si apre la prima cappella del Santo (oggi l’urna è custodita in una nuova cappella, nell’edificio più moderno), che è un gioiello dello stile neogotico mentre ad accogliervi, proprio all’inizio della navata sinistra, un quadro del Maestro della Leggenda di Santa Lucia rappresenta l’annunciazione nel tipico stile di Bruges.

All’esterno, attraversato lo spiazzo su cui si affaccia la chiesa, trovate l’ingresso che conduce all’urna del Santo, e nessun abruzzese che si rispetti va via dal Santuario senza “salutare” San Gabriele.

Prima di andare via, infine, concedetevi una sosta che unisca il sacro al profano: nei dintorni del parcheggio e lungo il viale che collega il complesso del santuario al paese di Isola del Gran Sasso, vi aspetta una pletora di ambulanti che vendono la porchetta. Questa è la loro “zona” (la porchetta abruzzese nasce a Colledara, un Comune vicino) per gustare un panino che, un tempo, era riservato solo ai grandi eventi, oppure, rispettando fedelmente la tradizione dei nonni quando andavano in pellegrinaggio, comprate un cartoccio di lupini, di “nucell” (arachidi) o, se siete fortunati, di “sciuscell” (carrube).

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