Arte e Cultura

Centro Storico – Silvi (TE)

L’antica Castrum Silvi, paese di origine medievale, è collocata a picco sul mare a 228 mslm, dove dominava, e domina tutt’ora, la vallata del torrente Cerrano. L’origine del nome non è ancora chiara: secondo alcuni Silvi trae il nome da un tempietto dedicato al dio Silvano, uno dei primitivi numi italici adorato principalmente dai siculi; per altri, data la sua posizione sulla sommità di una antica collina rivestita di folto bosco, il nome potrebbe derivare dal latino Silvae.

Il Centro storico offre un meraviglioso belvedere, resti delle antiche mura, con vista sull’Adriatico da Ancona alle Isole Tremiti, e sul Gran Sasso.

Silvi è stata definita “la perla dell’Adriatico” da Gabriele D’Annunzio.

Tra i monumenti più importanti vi è la Chiesa di San Salvatore, costruita intorno al 1100 in onore del primo protettore di Silvi. Davanti all’ingresso secondario, vi è una fontana del ‘900 che dà sulla via principale, il Corso Umberto I con i suoi caratteristici vicoli laterali e le antiche abitazioni. Nel retro della Chiesa, appena arrivati nel paese, si può subito notare la presenza dell’antica porta medievale d’accesso, e proseguendo verso il belvedere, incastonata tra edificazioni più recenti, vi è l’unica parte rimasta dell’antico castello fortificato: la Torre di Belfiore, collegata visivamente con la Torre di Cerrano che dal basso tramite fuochi o soldati a cavallo, segnalava la presenza di pericoli o di invasori in mare.

Pittoreschi poi gli archi che circondano il borgo costruiti nel 1933 a seguito del terremoto e terminati ad inizio anni ’50. Durante i lavori vennero scoperti archi più piccoli di epoca romana.

Inizialmente il protettore di Silvi era San Salvatore, infatti la chiesa principale porta il suo nome. Ma nella fine del XVI sec. fu eletto Protettore San Leone Martire. Leggenda narra che durante le incursioni saracene nel 1566 un’imponente flotta turca apparve nelle acque di Pescara. Dall’invasione non si salvarono le zone del pescarese, mentre grazie alle difese del duca Giovan Girolamo d’Acquaviva, Atri e Silvi resistettero. Nel caso di Silvi, pare che i saraceni sbarcati sul porto di Cerrano saccheggiarono e distrussero tutto con l’intenzione di risalire fino al borgo fortificato. Scoppiato il panico tra gli abitanti, un giovane valoroso di nome Leone accese una torcia e uscì impavido dalla porta dirigendosi verso i pirati. Li incontrò a pochi passi dal borgo ( in quell’esatto punto venne poi edificata la Cappella della Madonna dello Splendore) e quelli, abbagliati dall’enorme luce che la torcia sprigionava, cominciarono ad indietreggiare. Silvi fu dunque salva e preghiere e invocazioni echeggiarono in onore di San Leone. Da qui è nata l’usanza de Lu Ciancialone.